giovedì 21 aprile 2011

Il marketing dei sostituti del latte materno

Il marketing dei sostituti del latte materno
Adriano Cattaneo, Epidemiologo, Burlo Garofolo, Trieste


Introduzione
To monger: commerciare, vendere, trafficare. Disease mongering: inventare malattie per farne commercio. Uno sport talmente alla moda che la prestigiosa rivista elettronica PLoS Medicine vi ha dedicato un numero speciale ed ospita sul suo sito un’interessantissima collezione di articoli [1]. Uno sport non nuovo. Ray Moynihan e Alan Cassels ci hanno scritto un libro [2]. Nell’introduzione riportano alcune frasi da un’intervista che Henry Gadsen, all’epoca direttore della compagnia farmaceutica Merck, concesse trent’anni fa alla rivista Fortune: “Il nostro sogno è quello di produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque. É un peccato che io non sia stato in grado di rendere la Merck simile a Wrigley (produttore di chewing gum, ndr).” Ma Henri Nestlé aveva anticipato Gadsen di oltre un secolo. Nel 1867 aveva salvato la vita ad un neonato prematuro, la cui madre era gravemente ammalata e non in grado di allattare il figlio, con “un latte svizzero intero ed un’aggiunta di cereali cotti al forno con un procedimento speciale di mia invenzione”, un prodotto che egli stesso denominò farina lattea. L’anno seguente Henri Nestlé dovette aprire un ufficio a

Monsanto: un mondo a misura di multinazionale. Intervista a Marie-Monique Robin

Tutte le ombre del leader mondiale produttore di OGM
Marianna Gualazzi

marie monique robin - ogm - monsanto[…] Possiamo davvero credere che la Monsanto stia agendo per il bene dellʼumanità? Possiamo fidarci di unʼazienda che ha messo sul mercato i più dannosi prodotti della storia della chimica industriale? Possiamo pensare che sia riuscita ad imporre i propri OGM senza compiere pressioni e attività di lobby su governi, amministrazioni, mondo scientifico? Stimolata da queste domande, Marie-Monique Robin – autrice del
libro Il mondo secondo Monsanto – ha realizzato unʼinchiesta unica e di grande forza che svela il “lato oscuro” della multinazionale di Saint Louise: lʼabbiamo intervistata in esclusiva per il Consapevole per approfondire con lei i temi più scottanti legati alla Monsanto e agli organismi geneticamente modificati.

Perché ha iniziato ad interessarsi alla Monsanto?
Sono giornalista da 25 anni e ho viaggiato in tutto il mondo per realizzare documentari. Nel corso nel mio lavoro, non mi ero mai direttamente interessata alla Monsanto, ma mi ero imbattuta diverse volte “per caso” nella multinazionale di Saint-Louise soprattutto mentre lavoravo ai tre documentari che ho realizzato sul tema della biodiversità – Les pirates du vivant (I pirati del vivo); Blé: chronique dʼune mort annoncée? (Grano: cronaca di una morte annunciata); Argentine: le soja de la faim (Argentina: la soia della fame). […] Inoltre cʼè una motivazione più profonda che mi lega a questi temi: sono figlia di agricoltori e sono nata e cresciuta in una fattoria in Francia.


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